Happy St. Patrick’s Day!

Happy St. Patrick's Day

Happy St. Patrick’s Day

Ho vissuto un anno in Irlanda.
Da quando l’ho lasciata, ormai 7 anni fa, la mia mente non fa altro che tornarci.
In Irlanda ho lasciato un pezzo di cuore, saranno i verdi prati infiniti, di un verde che non ho mai visto in nessun altro posto; sará la Guinness dai mille sapori o la anche più popolare Smithwick’s che nei veri pub irlandesi va via che è una meraviglia; sarà la cordialitá, la simpatia, l’allegria o la resistenza all’alcohol del popolo.
Sará la musica, che accompagna ogni bevuta al pub, oppure le danze irlandesi, che accompagnano ogni concerto improvvisato anche nel più sperduto pub di paese.
Sarà che ho avuto l’esperienza lavorativa ad oggi più bella ed appagante della mia vita, nonostante fossi una semplice “sandwich artist” (ero registrata così all’ufficio del lavoro).
Non lo so cosa sia stato a catturarmi così tanto dell’Irlanda, eppure non passa giorno che non sogni di tornarci.
Quando vedo la mia Galway, ho un sussulto al cuore, quando parlo dell’isola di smeraldo ho i brividi, gli occhi che si fanno lucidi e un sorriso ebete stampato sul volto!
Anche ora, se poteste vedermi, riconoscereste i sintomi della mia malattia irish!

Per il fantastico passato coi druidi, per la piacevole venuta di San Patrizio, per il Samhain e per i vichinghi, non sono io la giusta interlocutrice. Ma vi consiglio fortemente la lettura di due capolavori, scritti da Edward Rutherfurd: “i Principi d’Irlanda” e “i Ribelli d’Irlanda”, un romanzo storico molto preciso e ben scritto, diviso appunto in due volumi, in cui potrete scoprire le tappe storiche di un Isola magica come l’Irlanda.
Se siete, invece, più curiosi del solo periodo di ascesa del Cristianesimo attraverso le avventure di San Patrizio, vi consiglio di armarvi di pazienza e cercare il meno recente “Il Cavaliere Irlandese” di Osborne Mcknight Juilene.

Ho visitato, ahimé, solo la Repubblica d’Irlanda, ma in ogni posto visitato qualcosa mi ha rapito e colpito ed ha pian piano scavato un solco nel cuore.

Dublino mi ha colpito per la freneticità tipica di una città raccolta in uno spazio relativamente piccolo ma ben organizzato. Mi è rimasto impresso l’accento chiuso (che viene preso in giro anche dal resto del popolo), i semafori per i non vedenti quando a Roma non avevamo ancora neanche quelli per i vedenti, mi è rimasto impresso il mio primo appuntamento con il Dunne’s Store e il Pennys, dei veri e propri mega-magazzini in cui trovare abbigliamento, cibo e articoli per la casa a prezzi decisamente ottimi per la qualità ottenuta (basti pensare che nel Natale del 2006 ho comprato un trench a 20€ che ha esalato l’ultimo respiro quest’inverno, mentre il giubbino nero a 10€ è ancora nel cassetto).

Cork mi è piaciuta per il gigante mercato al chiuso, per essere ancora così inglese nell’aspetto, nonostante non lo sia più da qualche anetto ormai. Mi è piaciuta per l’aria da città che emana in un Paese in cui la città più grande rimane comunque circoscritta a pochi km2 e a qualche migliaio di abitanti.

Kilkenny mi ha lasciato nel cuore l’aspetto medievale e colorato al tempo stesso, per la buona birra a cui ha dato il nome, per il popolo sorridente nonostante mi fosse stato detto diversamente da alcuni amici galwaygiani!

Kinvara, dove ho preso il sole su uno scoglio nell’oceano, dopo una mangiata sensazionale di Salmone Irlandese al pub di fronte alla “spiaggia”!

E poi, ultima ma non ultima, la mia amata Galway, con la Salthill promenade sulla baia, con i suoi musicisti sempre attivi in Shop Street, con il wifi gratuito in Eire Square, con la simpatica vecchina che preparava maglioni di lana in mezzo alla strada, con il negozio che ha inventato il famoso e adorabile Claddagh Ring, che a seconda di come viene indossato specifica se si è aperti o meno a nuove relazioni.
Nella mia Galway c’è la passeggiata lungo il Corrib, dove i pescatori cercano Salmoni da portare a casa. Nella mia Galway c’è il Galway Arts Festival, ma anche quando non c’è, l’arte non manca di esprimersi.
A Galway si respira aria di gioia, di pace.
A Galway ci sono gli irlandesi più simpatici d’Irlanda.
Da Galway si raggiungono i posti più incantevoli della Repubblica, il Dolmen tra i prati, il Burren, le Cliffs of Moher ma anche le Aran Islands. Una menzione speciale alle meravigliose distese verdi del Connemara
A Galway c’è tutto un mondo da scoprire.

Ma in Irlanda non c’è “solo” questo.
C’è anche una cultura culinaria, anche se sembra strano dirlo, interessante, che spazia dal popolare Fish and Chips, al più elegante e raffinato Irish Fish Chowder, per tornare al quotidiano Baked Potato (non per nulla gli irlandesi vengono “simpaticamente” definiti Potato Eater, ossia mangiapatate!) e risalire la scala della classe con una porzione di Irish Roasted Salmon e una fetta di Brown Bread.
Ma c’è anche l’ereditato Muffin e il fastastico Scone, il primo per colazione, il secondo per il thè delle 5. Ma dopo cena? Per il dopo cena una fetta di Cheescake, una goccia di Irish Coffee e per finire uno shot di Connemara Whiskey (mi raccomando, whiskey e non whisky, non confondiamo la cultura dell’Irlanda con quella scozzese o canadese, si risentono un po’!!!)

Ho provato almeno una volta ciascuno le ricette sopra nominate, troppi anni fa per averne tenuta memoria e foto, ma è mia intenzione quella di cimentarmi di nuovo e farvi conoscere anche questo lato d’Irlanda poco conosciuto.

Scusate per essermi dilungata troppo, spero di non avervi tediato ma, anzi, ispirato le vostre prossime vacanze 🙂

Ps: qualora vi venisse voglia di andare in Irlanda, non dimenticate che tradizione vuole che si onori il Paese e il popolo con una pinta di Guinness appena messo piede sul suolo e una pinta prima di andar via!

Vi lascio anche qualche canzone tipica da imparare, spesso basta cominciare a fischiettarle in un pub per farsi nuovi amici 🙂

Tiddly Beer

Oro Se do Bheatha Bhaile

Some say the Devil is Dead

Green and Red of Mayo

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Pasta fatta a mano: Chapati – Pane Indiano non Lievitato

Eccoci, come promesso, davanti al pc per regalarvi l’ultimo apprezzabilissimo tentativo di mio marito in campo pane! 🙂

Stavolta, ha portato in tavola una ricettina indiana, che ho voluto accompagnare ad un piatto moooolto gustoso, il Pollo al Curry.

Il pane in questione è un pane non lievitato, di origine indiana, diffuso in Asia, Medio Oriente e alcune zone dell’Africa. Cambia nome a seconda del posto o della farina che viene usata per prepararlo, ma di base viene prodotto con farina integrale. Noi lo abbiamo preparato con un mix di farina di grano duro e integrale. Tradizione vuole che venga spalmato di “Ghi”, che non è altro che burro chiarificato, quindi composto esclusivamente di materia grassa.

Ingredienti (per circa 12 porzioni, adatte a 2 persone):

  • 300 gr di farina di grano duro;
  • 240 ml di acqua calda;
  • 1 cucchiaino di sale;
  • Farina integrale q.b..

Preparazione:

– Mettere nella planetaria la farina di grano duro, il sale e l’acqua calda. Far amalgamare fino ad ottenere una palla piuttosto morbida;

Chapati

Chapati

– Mettere la palla in un recipiente e coprire con pellicola trasparente, quindi lasciar riposare per circa 12 ore;

– Al termine delle 12 ore, rilavorare per qualche istante la pasta ed ottenere circa 12 palline più piccole.

Chapati

Chapati

– Passare nella farina integrale le palline così ottenute, quindi tirarle con il mattarello in dischi sottilissimi. Se necessario rispolverarli di farina integrale.

Chapati

Chapati

– In una padella antiaderente (possibilmente di pietra) molto calda, cuocerle senza olio in modo che la pasta si gonfi e formi delle bolle d’aria che daranno, una volta fuori dal fuoco, le tipiche “ondulazioni” di questo tipo di pane.

Chapati

Chapati

Risultato GARANTITO!

Mentre aspetto il dottore…

Dopo una settimana di antibiotici per curare una bronchite che non sapevo di avere, torno dal dottore per vedere se è passata, ma, come al solito, mi ritrovo ad attendere da 40 minuti il mio turno.
Con le ultime forze nel cellulare, vi mostro il pranzo di oggi, gentilmente preparato dalla sottoscritta e dal marito impiastricciatore, che ha provato, con enorme successo, un nuovo tipo di “pane“, non lievitato, di origine indiana: il Chapati

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Io mi sono invece dilettata, dopo secoli, nella preparazione del pollo al curry (di cui ho ripostato la ricetta proprio ieri), con enorme soddisfazione e riuscita di entrambi, abbiamo mangiato fino a scoppiare!
Il Chapati è veramente squisito, delicato ma deciso e sopratutto facile da preparare. Presto posteró la sua ricetta, perché possiate prendere spunto anche voi!
Per stasera, che mangio sola, non mi cimenteró in nulla di esilarante! Pollo
alla piastra
e verdure cotte per restare leggera; e da voi, cosa bolle in pentola?
A presto!
Mèla.

Piatti unici: Pytt y panna (cucina scandinava)

Salve ragazzi!
Dopo aver organizzato il mio matrimonio, aver effettuato un trasloco lampo in 15 giorni, aver passato le vacanze di Natale a lavorare senza sosta e aver scoperto di aspettare un bimbo, finalmente riesco a ritagliarmi un minuto per inserire nel mio blog-ricettario una ricetta scoperta nella splendida Stoccolma, in Svezia, durante il mio freddo viaggio di nozze!
Il Pytt y panna è un piatto a base di patate e carne. Lo considero un piatto unico, in quanto ricco di carboidrati, proteine e pure un po’ di grassi!
Il piatto è stato assaggiato per la prima volta nel mercato coperto di Stoccolma, il tipico posto dove non andresti mai a mangiare se non ti accorgessi che all’ora di pranzo è pieno zeppo di Svedesi tra chi fa la fila al banco e chi invece si ferma per uno spuntino!
Noi abbiamo fatto anche amicizia con la simpatica cameriera e con un trio di simpatiche spagnole pazze quanto me e mio marito!
Tornati a casa mi sono dedicata alla ricerca della ricetta, trovata su un sito dedicato alla cucina scandinava, da lì l’ho tradotto ed ho apportato piccole modifiche principalmente quantitative!
Il bello di questo piatto è che si puó usare come piatto degli avanzi della sera prima e il risultato, anche se ci vuole un po’ di pazienza, è assicurato.

Ingredienti:

  • 4 Patate;
  • 1 Cipolla Tropea;
  • 4 Fette tagliate spesse di Pancetta;
  • Qualsiasi rimasuglio di carne (manzo, maiale, agnello). (Io avevo l’arista di maiale);
  • 2 cucchiai di burro;
  • Pepe q.b.
  • 2 uova fresche;

Preparazione:

-Tagliare tutti gli ingredienti a quadrucci piuttosto piccoli.
N.B.:le patate vanno lavate e asciugate in uno strofinaccio perchè non devono rilasciare acqua in cottura.

-Prendere una padella piuttosto grande (io ho usato il Wok) e far rosolare la Pancetta fino a che non diventa scrocchiarella e rilascia un po’ di grasso.

-Aggiungerci quindi le patate a cubetti, lasciarle cuocere anche loro a fuoco alto per una ventina di minuti, o comunque fin quando i cubetti non saranno croccanti fuori e morbidi dentro;

-A questo punto svuotate la padella e fateci sciogliere il burro col quale andrete ad ammorbidire la cipolla. Aggiungete perció la carne e fatela cuocere/scaldare per qualche minuto.

-Abbassare il fuoco e riaggiungervi le patate e la pancetta, aggiungete una spruzzata di pepe nero e lasciate scaldare il tutto.

N.B. Il prossimo passaggio puó essere fatto in due modi, a seconda se preferiate l’uovo ben cotto o “a crudo”.

Metodo 1 uovo cotto:

-Cuocere le uova all’occhio di bue in una padella a parte, quando l’uovo sará ben cotto trasferirlo nel pentolone e concludere la cottura.

Metodo 2 uova semicrude:
-Rompere le uova direttamente nel pentolone e lasciar cuocere per qualche istante, quindi portare a tavola.

Il risultato sarà simile a questo:

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Piatti Unici: Ramen Giapponese

Dopo tanti anni finalmente mi cimento di nuovo in uno dei pochi piatti Giapponesi che mi piace da impazzire (non sono un’amante del sushi, sono una ragazza controcorrente io): il Ramen.

Essendo ricco di ingredienti, è considerato un piatto unico.

Tempo fa ho sentito dire che la sua notorietà, in Giappone, deriva dal prezzo estremamente contenuto in relazione alla quantità per porzione, il che lo rende il piatto migliore per il lavoratore medio che ha pochi soldi per la pausa pranzo ma non vuole rinunciare a un piatto ricco e caldo.

Non posso confermare la veridicità della storia, ma posso confermare che, in quanto a “pesantezza” non si batte!

Io l’ho visto preparato in diverse versioni, chi lo fa acquoso, chi lo fa più denso. Io, per questa volta, ho scelto la seconda versione (ammetto che è stata anche un po’ colpa della fame)! Quindi, che i preparativi abbiano inizio!

Ingredienti (per 2 porzioni abbondanti):

Brodo:

  • 1/2 gallina;
  • 1 patata;
  • 1 carota;
  • 1 cipolla;
  • 1 pezzetto di zenzero fresco sbucciato;
  • 700 ml di acqua;
  • 1 dado classico o 2 misurini di brodo granulare;
  • 1 bicchiere NON colmo di pomodoro passato o a cubetti;
  • 3 cucchiai di salsa di soia;
  • 2 cucchiai di olio.

Ramen:

  • 150 gr di noodles o fettuccine fine all’uovo;
  • 4 fettine di lonza tagliate a striscioline;
  • 3 cubetti di spinaci congelati;
  • 1/2 confezione di mais;
  • 1/2 confezione di germogli di soia;
  • mezzo bicchierino da caffè di salsa di soia;
  • 2 cucchiai di olio;
  • 1/2 cucchiaino di zucchero;
  • 2 cucchiai di ketchup;
  • sale.

Preparazione:

  1. Comincerei con il brodo, mettendo tutti gli ingredienti in una padella abbastanza grande e facendo cuocere il tutto per almeno un’ora a fuoco basso. Una volta cotto e raffreddato, passare il brodo eliminando grasso, verdure e gallina.
  2. Mettere a cuocere anche l’uovo in un pentolino alto e stretto riempito d’acqua. Immergervi l’uovo e portare ad ebollizione per circa 8 minuti. Lasciar freddare e sbucciare, quindi tagliare a metà o in 4 parti. Mettere sul piatto.
  3. Cuocere gli spinaci, scolarli e creare delle piccole palline quindi posizionare anche loro sul piatto.
  4. Cuocere nel wok, con un filo d’olio, la lonza precedentemente tagliata in striscioline, aggiungere sale, quindi salsa di soia, ketchup e zucchero. Mettere sul piatto insieme a germogli di soia e mais.
  5. Portare ad ebollizione il brodo, quindi cuocervi i noodles per circa 5 minuti.

Il piatto si presenterà più o meno così (spero anche meglio):

Ramen

Ramen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ramen pronto

Primi Piatti : Risotto alla Cantonese (cucina cinese)

Vi dirò, non sono certa che questa sia la giusta procedura per la cottura e la preparazione del risotto alla cantonese, l’ho preparata così, al volo, a inventiva tutta mia, ma vi assicuro che il risultato finale è veramente buono.

Ingredienti:

  • 150 gr riso basmati;
  • 1 fetta di prosciutto cotto tagliata spessa;
  • un bicchiere colmo di piselli congelati;
  • 1 scalogno o 1/2 cipolla;
  • 2 uova;
  • salsa di soia;
  • olio e sale.

Procedura:

Prima di tutto sbattete le uova con un pizzico di sale e strapazzatele bene.

Tagliate la cipolla o lo scalogno molto finemente, e mettetelo in padella con i pisellini, aggiungete un filo di olio e una spruzzata di salsa di soia, coprite e lasciate cuocere 5 minuti. I pisellini dovranno rimanere croccanti, quindi state attenti a non farli rinsecchire e cuocere troppo.

Sciacquate quindi il riso basmati con acqua fredda, scolatelo e fatelo cuocere in acqua salata secondo tempi di cottura.

Contemporaneamente tagliate a piccoli cubetti la fetta di prosciutto cotto. Consiglio di prendere la fetta fresca da tagliare a cubetti perché trovo le confezioni già pronte poco saporite e di bassa qualità, una fetta di Parmacotto sicuramente migliora il vostro piatto e lo rende molto più saporito.

Quando il tutto sarà pronto, amalgamate gli ingredienti precedentemente cotti insieme (riso, piselli e uova strapazzate), aggiungete il prosciutto a cubetti e portate in tavola!

Immagine

Enjoy ur meal!

Potato Bread o Fladge

Dopo un anno vissuto in Irlanda, non posso non avere nostalgia sia dell’isola di smeraldo che della loro arte culinaria, così, quando posso, cerco di provare a ricreare i sapori dell’Eire nella mia cucina.

Oggi ci ho provato con il Potato Bread (anche conosciuto come Potato Cake o Fladge), semplice, sostanzioso, utile sia da usare come alternativa al Pane, sia come contorno.

Ingredienti:

  • 240 gr di Patate bollite;
  • 100 gr di Farina;
  • 30 gr di burro a temperatura ambiente;
  • 2 cucchiai di latte;
  • 1 cucchiaino di sale;

Preparazione:

Lessare, sbucciare e sbriciolare le patate.

In una terrina, miscelare la farina, il burro, il latte e il sale infine aggiungervi le patate appena sbriciolate. Continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio.

Dividere l’impasto in 2 o 4 palline a vostra scelta e con l’aiuto di un mattarello (o anche a mano se preferite) stenderle ed appiattirle fino a raggiungere lo spessore di 1/2 cm.

A questo punto potete scegliere se proseguire con la cottura in padella (aggiungendo un filo di olio e facendo friggere i Fladges per 5 minuti circa, o comunque fino a che non si saranno abbrustoliti su entrambi i lati), oppure metterli in forno per 15-20 minuti a 200°.

Io ho preferito il forno ma la prossima volta proverò anche l’opzione “padella”!

L’aspetto finale somiglierà a questo:

Fladge - Potato Cake - Irish Potato Bread